La De Gasperi al tempo del COVID-19 #5

Una serie di contributi per farci compagnia in questi tempi di “reclusione forzata”.

La AAL (Associazione Artistica Legnanese) contribuiscono con una loro iniziativa a sostenere la raccolta fondi avviata dalla Fondazione degli Ospedali del territorio per l’acquisto di materiali e macchinari destinati all’emergenza Coronavirus.

L’Associazione De Gasperi Legnano rilancia questa bellissima iniziativa, dove è coinvolto anche il nostro vicepresidente Roberto Trucco, che ringraziamo per la lodevole iniziativa.

Gli artisti dell’AAL-Associazione Artistica Legnanese (presso la Famiglia Legnanese) donano una propria opera a scelta, fra quelle che verranno riportate sul sito Facebook dell’AAL Associazione Artistica Legnanese e su YouTube (video in copertina), a chi farà un versamento direttamente alla Fondazione degli Ospedali (secondo le modalità indicata nella locandina della Fondazione) per un importo pari a 300 euro (nel caso ci siano più richieste per una medesima opera saranno sostituite da quelle di altri autori sino ad esaurimento).

L’opera, che andrà indicata nella causale del versamento alla Fondazione, sarà consegnata a fine raccolta fondi in base a quanto comunicato dalla Fondazione stessa.

La De Gasperi al tempo del COVID-19 #3

Una serie di contributi per farci compagnia in questi tempi di “reclusione forzata”.

Il Centro Culturale di Milano ci invia un contributo per guardare a questa situazione come una occasione.

Il tempo della persona

Ti rivolgiamo un pensiero e lo rivolgiamo anche a noi stessi, volendo riecheggiare quell’intento che anima il Centro, sia in chi propone sia in chi suggerisce, in chi partecipa, uscendo il pomeriggio o la sera per incontrarsi qui, o in chi segue in questi giorni a distanza. La prima cosa, il primissimo moto, sarebbe il desiderio di essere vicini, a contatto con chi soffre o ha lasciato i suoi cari. Questa vicinanza fisica è la cultura perché essa è un gesto che poi -solo poi- diventa parole, testo, riflessione, immagine, musica. Questo gesto è essere presso la Verità, desiderarla, tesi a essa, vicini fisicamente a lei. In questi giorni di reinvenzioni digitali per imitare tale vicinanza, a testimoniare quanto questo gesto ci manchi nella sua realizzazione pratica, non si può negare l’assoluta verità che si manifesta nel bisogno e nel suo metodo che risiede in quella vicinanza all’avvenimento, alla verità. Ma non basta imitare il modo o moltiplicare gli eventi: quel che sta accadendo invita a qualcosa che non sia meno del ricapirlo e riscoprire da dove proviene. Questa cultura, questo valore del gesto, infatti, da noi si sono espressi e diffusi per calore induttivo da quel momento in cui “il Verbo si è fatto carne e ha preso ad abitare, fisicamente, in mezzo a noi” e per la scelta di seguire, anche nel quotidiano, tale vertice. Per questo da subito ci sono sembrate vere e nuove -sin dai primi giorni, da quando ci si è soffermati sul #milanononsiferma a quando si è passati a #iorestoacasa – le parole di Giovanni Testori, uno degli iniziatori e sostenitori delle origini della nostra presenza culturale. “La cultura non credo sia la letteratura, il teatro, la scienza, la poesia; io credo invece che la cultura (una definizione che più o meno vado ripetendo) sia la forma che prende e onora la conoscenza, la coscienza religiosa della vita in un determinato momento della storia. Quindi praticamente tutta l’esistenza è cultura di tutti gli uomini, quando diventa forma di questa coscienza religiosa. Allora è cultura come uno vive, come dorme, come si muove, come pensa, come studia, come lavora; è cultura una madre, un padre, è cultura la famiglia, è cultura, soprattutto, la liturgia, ed è cultura l’operare in un giornale, i romanzi, la poesia, la pittura, dentro questa totalità; separata, io non credo sia più cultura.” Non basta cambiare pelle, non serve domare l’imprevisto con la voce familiare della nostra riflessione o di giuste previsioni. Occorre avvertire l’invito a un cambiamento di sé, insito nella circostanza che tutti viviamo. Le cose non ci cambiano da sole o automaticamente, se non in peggio e, se in meglio, sarebbe solo questione di fortuna. Cosi come un figlio non è sufficiente a ricomporre una lontananza profonda tra un uomo e una donna. Occorre scorgere e cogliere quale sia questo “invito”. Quell’ “invito a qualcosa di promettente”, come ci siamo prefissi nel tema del Centro di quest’anno. Una parola che rinvia oltre sé, questo è il mondo, questa è la realtà: un invito a qualcosa di promettente.

In questi giorni molte originali riflessioni ci parlano e dicono, riguardo alla fiducia, a rapporti nuovi, che la globalizzazione non è e non è stata la comunità. Se l’evidenza positiva di questi giorni è dunque che, siccome siamo a distanza, ognuno è sospinto a credere che ciascuno stia guardando il mondo in modo più giusto, più serio, più pensando agli altri, magari cedendo da un suo primo scetticismo o realismo navigato, noi pensiamo che si debba appartenere, lasciarsi appartenere a quella evidenza che tutto non si fa da sé e far diventare propria, personale, questa dimensione. Come? Imparando e guardando. Ad esempio i ragazzi nella scuola online che dicono “non è per la interrogazione o la verifica.. ma dovrebbe essere sempre così, perchè alla fine lo fai perchè finisci per innamorarti delle cose che fai e non la senti come un’oppressione” o gli infermieri e i medici che dicono “non sono solo un infermiere, sono anche il saluto, la carezza a chi muore da solo..” La circostanza che viviamo non sarà vana, non solo organizzativamente, se sapremo credere, fino in fondo, in quella coscienza e religiosità di cui parla Testori e farne la nostra vita.

Per questo desideriamo condividere ancora un pensiero, questa volta tratto da uno dei nostri grandi maestri, Charles Peguy, segnalato da don Giussani nel suo libro “Generare tracce nella storia del mondo” (ed. Rizzoli) per descrivere cosa sia appartenere a un popolo, a una scelta, a una chiamata. Un brano tratto da i Cahiers de la Quinzaine”, la rivista che vedeva il giornalista saggista francese praticamente unico redattore e spedizioniere.

“Quando l’allievo non fa che ripetere non la stessa risonanza ma un miserabile ricalco del pensiero del maestro; quando l’allievo non è che un allievo, fosse pure il più grande degli allievi, non genererà mai nulla. Un allievo non comincia a creare che quando introduce egli stesso una risonanza nuova (cioè nella misura in cui non è allievo). Non che non si debba avere un maestro, ma uno deve discendere dall’altro per le vie naturali della filiazione, non per le vie scolastiche della discepolanza”. La risonanza nuova nasce da un gesto, dal credito continuo a un affetto e a una ragione che lo sostiene. Sarebbe, in altre parole, voler toccare la fonte, bere da essa, direttamente. Non solo: che divenga in noi fonte che zampilla.

La De Gasperi al tempo del COVID-19 #2

Una serie di contributi per farci compagnia in questi tempi di “reclusione forzata”.

L’AIC (Associazione Italiana Centri Culturali) ci invia un contributo per guardare a questa situazione come una occasione.

L’avventura della cultura

Stiamo vivendo un momento complicato, che rende difficile lo svolgimento della vita sociale in una cornice di normalità. La cancellazione di molti eventi promossi dalla rete dei Centri culturali associati ad AIC a causa dell’attuale emergenza ci sollecita nella comprensione del senso, del modo e del valore della nostra presenza culturale.  

Cosa viene meno per il fermarsi di  quel flusso comunicativo ed espressivo di relazioni sociali che dà vita ad un evento culturale? Cosa manca a noi e alla società se un evento culturale (da un dibattito scientifico, alla proiezione di un film, ad una serata di ascolto musicale) viene sospeso ?  La cultura per noi è strumento di ripresa della vita, come intitolava un Convegno del Centro Culturale San Carlo nel 1981  che intendeva celebrare la visita di Giovanni Paolo II all’Unesco, appuntamento storico per la cultura mondiale.  Grazie alla cultura l’uomo vive una vita veramente umana e preserva una domanda di senso e perciò una apertura al mistero, a qualcosa di più grande che rinnova sempre una possibilità aldilà di situazioni storico – sociali in atto. 
Mai come in queste circostanze appare evidente che, secondo le parole del filosofo Alain Finkelkraut, più volte ospite dei nostri centri, all’origine di ogni cultura vi è sempre un avvenimento «qualcosa che irrompe dall’esterno. Un qualcosa di imprevisto. Ed è questo il metodo supremo di conoscenza». Anche nelle sue espressioni più formali infatti la cultura non può mai perdere il legame con l’esperienza, di cui, secondo don Luigi Giussani, è una rielaborazione critica e sistematica.

Per noi la cultura è coscienza che mobilita a rintracciare l’avverarsi dell’umano e che dilata la nostra compagnia a tutto il mondo, perchè affonda le sue radici nell’esperienza del fatto cristiano che continuamente ci prende non lasciandoci in balia dei sommovimenti della storia.  Questo periodo può essere quindi un’occasione per riscoprire e approfondire modi di comunicazione e rendere più dinamico il nostro sito, la newsletter e gli altri strumenti con aggiornamenti continui riguardo a testimonianze positive di affronto dell’emergenza o a temi culturali che avremmo svolto sul territorio.
Che responsabilità abbiamo se non quella di testimoniare la novità di vita che ci prende e ci rinnova lo sguardo ogni giorno?  Questa è l’avventura della cultura

La Risurrezione di cristo nell’arte d’Occidente e d’Oriente

Presentazione del volume di Jaca Book martedì 18 febbraio alla Libreria Nuova Terra. La serata è organizzata dalla libreria in collaborazione con l’associazione De Gasperi

Martedì 18 febbraio, alle ore 21, alla Nuova Terra di Legnano, in via Giolitti 14, presentazione del volume La Risurrezione di Cristo nell’arte d’Oriente e d’Occidente, di Emanuela Fogliadini e François Boespflug. La serata è organizzata dalla libreria in collaborazione con l’associazione De Gasperi e a dialogare con gli autori ci sarà Mariangela Grassi.

Il volume comprende una rassegna di cinquanta opere di diverse epoche e origini geografiche, accompagnate da un commento storico-artistico e teologico, volte a celebrare la Risurrezione di Cristo, affermazione centrale della fede cristiana. Colmando un’enorme lacuna il libro presenta in una nuova prospettiva sia il carattere multiforme dell’arte cristiana che le recenti domande sul concetto stesso di Risurrezione che animano le discussioni tra i teologi europei
dell’ultimo decennio.

François Boespflug, teologo, storico dell’arte e storico delle religioni, è professore emerito dell’Università di Strasburgo. È stato editore letterario per le Éditions du Cerf, titolare della Chaire du Louvre nel 2010 e della Cattedra Benedetto XVI a Ratisbona nel 2013. Le sue numerose pubblicazioni si focalizzano sulla storia delle religioni e la rappresentazione del divino.

Emanuela Fogliadini si occupa d’iconografia e storia della teologia bizantina-ortodossa. Dottore in Teologia e in Storia del Cristianesimo, è docente di Storia della Teologia dell’Oriente cristiano presso la Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale di Milano e di Teologia ortodossa presso gli Istituti Superiori di Scienz Religiose di Milano e Pavia.

Mariangela Grassi è docente di Storia dell’Arte all’Istituto Tirinnanzi di Legnano.


RICOSTRUIRE LA SIRIA: DALLE MACERIE DELL’ISIS A UN NUOVO PIANO MARSHALL

«RICOSTRUIRE LA SIRIA dalle macerie dell’ISIS a un nuovo Piano Marshall»

Incontro con Radwan Khawatmi

Imprenditore siriano, membro del Board of Directors Aga Khan Foundation Museum

dialogano insieme:
Mario Mauro – Presidente Meseuro, già Ministro della Difesa
Paolo Alli – Fondazione De Gasperi, già Presidente Assemblea Parlamentare NATO

modera la serata:
Luciano Piscaglia, giornalista

L’Associazione De Gasperi di Legnano, in collaborazione con AIC Associazione Italiana Centri Culturali, presenta «RICOSTRUIRE LA SIRIA, dalle macerie dell’ISIS a un nuovo Piano Marshall» incontro straordinario con Radwan Khawatmi, membro del Board of Directors Aga Khan Museum- AKM, esperto di politica del Medio Oriente – Siria, avendo diretto il dipartimento Medio Orientale del Centro Pio Manzù, organo consultivo dell’ONU, oltre che imprenditore di successo e fondatore della Hirux International. L’evento, aperto al pubblico, si svolgerà sabato 16 novembre a Cerro Maggiore al Centro Parrocchiale don Vittorio Branca in via san Carlo, 18, con inizio alle ore 21. Per l’occasione interverranno Mario Mauro, presidente Centro Studi di Relazioni Internazionali Meseuro e Ministro della Difesa del Governo Letta; e Paolo Alli della Fondazione De Gasperi di Roma e già presidente dell’Assemblea Parlamentare NATO. Moderatore della serata il giornalista Luciano Piscaglia.