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Presentazione del libro: L’epoca mia sembra fatta di poche ore di Mario Lo Pinto (in presenza e in diretta streaming)

L’Associazione Alcide De Gasperi, unitamente alla Libreria Nuova Terra e con il patrocinio dell’Associazione Italiana Centri Culturali, è lieta di invitare alla presentazione del libro 

L’EPOCA MIA SEMBRA FATTA DI POCHE ORE – L’incontro che ha cambiato la mia vita”,

di Mario Lo Pinto, editore Mimep-Docete

Giovedì 19 Maggio 2022, ore 21 presso la Libreria Nuova Terra di Via Giolitti 14 a Legnano e in diretta streaming sui social dell’Associazione De Gasperi

Interverrà con l’autore Andrea Caspani, direttore della rivista Lineatempo e autore della prefazione.

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Questo evento si inserisce in una serie di iniziative per celebrare i 25 anni dell’Associazione, costituitasi a Legnano nel giugno 1997.

Mario Lo Pinto, classe 1953, vive a Legnano con la famiglia dal 1985, dopo aver trascorso i precedenti anni a Milano. Laureato in Agraria ed esperto a livello internazionale di maiscoltura, attualmente pensionato, partecipa attivamente alla vita sociale della nostra città in quanto responsabile dalla fondazione della “Casa di Accoglienza  Gianpaolo Negri”, nata per dare ospitalità ai parenti dei ricoverati negli ospedali di Legnano e Castellanza. E’ anche tra i responsabili dell’associazione “Il Cantiere” che da anni fornisce un servizio gratuito didoposcuola a ragazzi di medie inferiori e superiori presso l’oratorio di Legnarello.

La sua competenza specifica nel settore agricolo e ambientale lo ha visto anche come componente anni fa del comitato di gestione del Parco Alto Milanese e, ancor prima, membro del Comitato Comunale dell’ultima Democrazia Cristiana a Legnano. E’ stato tra i promotori e fondatori della scuola elementare “L’Arca” e, per un significativo periodo, segretario della comunità di CL di Legnano.

Nel libro “L’EPOCA MIA SEMBRA FATTA DI POCHE ORE” Mario Lo Pinto descrive con arguzia, autoironia e non comune capacità di giudizio l’esperienza dei suoi anni di formazione umana nel decennio 1970-80, trascorsi nelle scuole superiori e all’Università e segnati dall’appartenenza prima a Gioventù Studentesca e poi a Comunione e Liberazione, tra il ’68 e l’impatto dell’incontro con don Luigi Giussani. E proprio in occasione del centenario di nascita di Giussani (1922-2022) Lo Pinto ha voluto editare il suo libro. 

Il titolo del libro è tratto dalla canzone di Paolo Conte “Una giornata al mare”.

L’opera è dedicata “ai miei nipoti per quando crescono, ai miei figli e a chi vorrà leggere”.

Segue la dedica una citazione iconica e chiave di lettura dell’opera tratta dall’Epistolario di Cesare Pavese: “Perché si debba star meglio, comunicando con un altro, che non stando soli, è strano … Mistero, perché non ci basti scrutare e bere in noi ma ci occorra riavere noi dagli altri”. 

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In diretta da Legnano: Presentazione del libro “Maïti – Resistenza e perdono”

In diretta dalla Libreria Nuova Terra di Legnano la presentazione del libro
Maïti. Resistenza e perdono
di Maïti Girtanner – Guillaume Tabard (ed.Itaca)

Dialogo con:
Daniele Bonanni, traduttore del libro, seminarista Fraternità San Carlo
Giorgio Paolucci, giornalista.

Lunedì 28 marzo 2022 ore 21
Libreria Nuova Terra (Via Giolitti, 14 – Legnano)

«È questo il cuore della mia storia:
il perdono offerto a colui che fu il mio carnefice»
Maïti Girtanner

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L’UCRAINA E NOI/ La guerra finisce solo grazie a uomini pacificati (come Francesco) – da ilSussidiario.net del 9 Marzo 2022

Chi fa la guerra è chi non è in pace con se stesso. Per fare e volere la pace bisogna cambiare mentalità: desiderare la cura. La lezione di papa Francesco

di Carlo Arrigone
Leggi su ilsussidiario.net

on si parla d’altro, cioè non si pensa ad altro, e questo dovrebbe dirci qualcosa sulla nostra poca libertà di pensiero, su quanto sia fissato e ossessionato il nostro pensiero. Questo possiamo osservarlo indipendentemente dal contenuto: veniamo da un lungo periodo in cui non si è parlato d’altro che di virus (numeri, coprifuoco, guerra alla pandemia, morti), ora ci siamo infilati nel pensiero monotematico in cui non si parla d’altro che di Putin (Russia, Ucraina, guerra, morti).

Dovrebbe essere facile osservare che il pensiero è lo stesso: la guerra. Poco importa se alle piantine dell’Italia, divisa in regioni rosse o bianche, si sono sostituite le piantine dell’Ucraina, se ai numeri di Covid si sono sostituiti i morti per i bombardamenti, se alla battaglia per combattere la pandemia si è sostituita la strategia di Putin e la strategia per combattere Putin.

Abbiamo sempre in testa la guerra. Addirittura in medicina si parla di guerra alla malattia. In fondo anche i pacifisti hanno sempre in mente la guerra, nel loro continuare a professare il “no alla guerra”.

Dovremmo aver il coraggio, per una volta, di concludere che “abbiamo la guerra in testa” e che la conflittualità con l’altro è l’espressione di una guerra che è dentro ciascuno di noi, anche se solo in alcune occasioni emerge.

Il conflitto irrisolto

Ma questo ha presa sul nostro pensiero, solo in chi non ha risolto la guerra (il conflitto) che ha dentro. L’essere umano è ambivalente; in lui albergano sempre due spinte che sono (apparentemente) in contraddizione: la pulsione di vita e la pulsione di morte, come Freud ci ha insegnato. Possiamo facilmente riconoscerla in amore e odio, attrazione e repulsione, piacere e disgusto, guerra e pace ecc. Ma, se nella persona normale questa ambivalenza si risolve nel prevalere della spinta vitale sulla spinta mortifera, nella persona irrisolta il conflitto rimane aperto e diventa tutto interno al soggetto. Questo porta ad una serie di contraddizioni, che vediamo nei repentini cambi di fronte nei rapporti: gli amori apparentemente più forti si trasformano in odio viscerale, le persone più pacifiche si possono trasformare in nemici estremamente determinati e aggressivi e così via.

La stessa cosa possiamo notarla, ad esempio, nei repentini cambi di umore e nell’alternarsi di euforia e depressione. In altre parole, il conflitto esterno, che sia un conflitto tra due o guerra tra nazioni, è comprensibile se lo riconosciamo come conflitto interno.

La cultura della guerra

Dobbiamo riconoscere che esiste una cultura della guerra in cui siamo tutti immersi. Basti pensare a quanti sognano che Putin venga “fatto fuori”, cioè ucciso. “Fare fuori” fa parte del nostro linguaggio abituale: “facciamola fuori” è un modo di pensare alla soluzione di un alterco; “ti faccio fuori” è un modo simbolico per segnalare la rabbia verso un’altra persona.

Cultura che si può intendere come coltivazione: non si coltiva solo l’insalata, si coltivano anche i pensieri. Ed eccoci tornati al punto di inizio: non abbiamo in testa altro, vuol dire che noi coltiviamo continuamente, testardamente il pensiero della guerra, in tutte le forme in cui la possiamo concepire.

I mezzi di comunicazione non sono certo innocenti su questo, anzi dettano i tempi e i temi del nostro pensare.

L’impotenza

Tutti quanti in questi giorni ci siamo sentiti impotenti, sia a livello personale, sia nella più grande comunità delle Nazioni. L’impotenza è la vera faccia del Potere. Perché il Potere in fin dei conti è solo impotenza, che non avendo più armi a sua disposizione per odiare, si dimena in disperati tentativi di ristabilire il controllo della situazione. Questo vale per Putin come per il resto del mondo. Putin usa le armi perché è impotente a usare altri mezzi per conquistare, mentre tutti gli altri, sapendo che non possono usare le armi convenzionali, cercano di usare le armi del diritto, che al momento sembrano avere un effetto relativo. Sembriamo tutti impotenti davanti alle guerre e all’odio. Fatto salvo per quello sparuto gruppo di persone che non pensano alla guerra ma alle persone.

La cultura della cura

Noi preferiamo coltivare la cura, preferiamo pazientemente lavorare per la cultura della cura, del prendersi cura dell’altro e di noi stessi innanzitutto. Le espressioni umane di questa coltivazione non hanno limiti, spaziano su tutto lo spettro che le passioni possono pensare. La musica, intesa come cura delle emozioni, la politica, intesa come cura della comunità umana, l’arte, intesa come cura del bello, la lettura, intesa come cura del pensiero, sono solo alcune applicazioni della cultura della cura, del prendersi cura di noi stessi e di tutti gli altri. Così il musicista suona per sé innanzitutto (gli piace) e suona per gli altri, sperando che qualcuno lo ascolti. Il sindaco ha piacere ad occuparsi della sua città e si mette a disposizione dei suoi concittadini. L’artista dipinge per sé, ma anche perché qualcuno guardi le sue opere. Lo scrittore scrive per sé, ma anche perché qualcuno lo legga.

La cultura della cura è sempre individuale e relazionale allo stesso tempo, ed è pacifica. Quando la passione, il desiderio governano il soggetto, la guerra non è neanche pensabile.

Pace

Il governo di se stessi viene prima di qualsiasi governo politico degli Stati.

A quale governo rispondono i moltissimi che si stanno rendendo disponibili ad aiutare le persone?  Non mi riferisco dunque a chi rifornisce di armi l’Ucraina, ma ai tanti che si sono resi disponibili ad aiutare quel popolo martoriato con gesti semplici ma vitali, così come i tanti che sono disponibili ad ospitare i profughi. Ecco, costoro in fondo non stanno pensando alla guerra, ma alle persone, ad accoglierle e prendersene cura. Questi uomini, questo popolo, sono governati da un’altra cultura.

Ecco dunque che ritorna la cultura della cura, non come opposizione alla guerra, ma come un’altra cultura, la cultura del diritto del singolo a star bene, ad essere rispettato, accolto, sfamato, eccetera.

La cultura della cura non conosce guerra, non vorrebbe nemmeno sentirne parlare. Ricordo che Papa Francesco è stato uno dei primissimi promotori della cultura della cura. Ma allora di cosa parliamo quando diciamo che vogliamo la pace? Quanto tempo ci metteremo a pensarla veramente e a costruire una civiltà della pace?  Questo capitolo dei rapporti fra uomini è ancora tutto da scrivere e risulta chiaro che sarà possibile solo se lo scriveremo all’interno di una cultura della cura. Coltivazione continua e fedele di questo pensiero dell’altro come amico, come compagno, come alleato sulla strada dell’avventura umana.

La cultura della cura produce pace. Tutte quelle persone di buona volontà che in questo momento stanno agendo per ospitare, portare aiuti, cibo, medicinali ecc. praticano la cultura della cura.

Immaginando questo popolo di persone civili (questa è la vera civiltà) vien facile accorgersi che sono in pace loro per primi. Non sono innanzitutto i ricchi o i potenti quelli che aiutano, ma è il popolo, proprio inteso come persone normalissime, magari in difficoltà economiche, magari con poco spazio in casa, eppure ospitano, accolgono. I loro problemi personali non prevalgono sulla disponibilità proprio perché in pace con loro stessi, perché la pace è uno stato innanzitutto personale.

Osservando Papa Francesco (non bisogna essere credenti per osservarlo), come rappresentante di un uomo pacificato, non può sfuggire quella serenità di chi ha fatto pace con se stesso, che nonostante porti su di se tanti mali del mondo e di questo ne soffra, ha trovato quella serenità che non è concepibile per i Potenti.

Non è in discussione il modo in cui egli ha trovato questa pace, e nella libertà umana possono essere infinite le strade attraverso le quali l’uomo ci può arrivare. Quindi evitiamo di fissarci sull’idea che l’unica soluzione sia la religione, da cui deriverebbe un tentativo di conversione forzata dei non credenti.

Preferisco pensare all’osservazione di Francesco: “siamo tutti sulla stessa barca” e dobbiamo aiutarci gli uni con gli altri.

Siamo fragili, ma questa non è debolezza, siamo semplici, ma questa non è stupidità, siamo disarmati, ma questa non è impotenza.

L’unione fa la forza: la compagnia degli uomini è la forza, quella compagnia di chi sa bene che “nessuno si salva da solo” (e non solamente dalla guerra).

Dialogo con Daniele Mencarelli a partire dal suo ultimo libro “Sempre Tornare” ed. Mondadori

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L’Associazione De Gasperi di Legnano insieme alla Libreria Nuova Terra, con il Centro Culturale Don Francesco Checchi di Magnago e l’Associazione Odòn, in collaborazione con AIC Associazione Italiana Centri Culturali invitano al

DIALOGO CON DANIELE MENCARELLI
a partire dal suo ultimo libro “Sempre Tornare” edito da Mondadori

Mercoledì 12 Gennaio 2022 – ore 21:15
Libreria Nuova Terra (Via Giolitti, 14 – Legnano)

Per la partecipazione è necessario registrarsi al link: https://www.cognitoforms.com/SegreteriaLegnano/PresentazioneLibroSempreTornare in modo da rispettare le attuali normative.

Super Green Pass e mascherina obbligatori.

L’incontro sarà trasmesso anche in diretta streaming sui canali Facebook e YouTube dell’Associazione De Gasperi, del Centro Culturale Don Francesco Checchi, dell’Associazione Odòn e della Libreria Nuova Terra.

Daniele Mencarelli è nato a Roma nel 1974. Vive ad Ariccia. È poeta e narratore. La sua ultima raccolta è Tempo circolare (poesie 2019-1997), Pequod, 2019. Del 2018 è il suo primo romanzo La casa degli sguardi, Mondadori (premio Volponi, premio Severino Cesari opera prima, premio John Fante opera prima). Tutto chiede salvezza, il suo secondo romanzo, è uscito nel 2020 e ha vinto il premio Strega Giovani. Con Sempre tornare si chiude un’ideale trilogia autobiografica iniziata con La casa degli sguardi. Collabora, scrivendo di cultura e società, con quotidiani e riviste.


SEMPRE TORNARE
È l’estate del 1991, Daniele ha diciassette anni e questa è la sua prima vacanza da solo con gli amici. Due settimane lontano da casa, da vivere al massimo tra spiagge, discoteche, alcol e ragazze. Ma c’è qualcosa con cui non ha fatto i conti: se stesso. È sufficiente un piccolo inconveniente nella notte di Ferragosto perché Daniele decida di abbandonare il gruppo e continuare il viaggio a piedi, da solo, dalla Riviera Romagnola in direzione Roma. Libero dalle distrazioni e dalle recite sociali, offrendosi senza difese alla bellezza della natura, che lo riempie di gioia e tormento al tempo stesso, forse riuscirà a comprendere la ragione dell’inquietudine che da sempre lo punge e lo sollecita. In compagnia di una valigia pesante come un blocco di marmo, Daniele si mette in cammino, costretto a vincere la propria timidezza per chiedere aiuto alle persone che incontra lungo il tragitto: qualcosa da mangiare, un posto in cui trascorrere la notte.

Troverà chi è logorato dalla solitudine ma ancora capace di slanci, chi si affaccia su un abisso di follia, sconfitti dalla vita, prepotenti inguaribili. E incontrerà l’amore, negli occhi azzurri di Emma. Ma soprattutto Daniele incontrerà se stesso, in un fitto dialogo silenzioso in cui interpreta e interroga senza sosta ciò che gli accade, con l’urgenza di divorare il mondo che si ha a diciassette anni, di comprendere ogni cosa e, su tutto, noi stessi: misurare le nostre forze, sapere di cosa siamo fatti, cosa può entusiasmarci e cosa spegnerci per sempre. Questo viaggio lo battezzerà infine all’arte più grande di tutte. L’arte dell’incontro. Daniele Mencarelli ha scritto un romanzo vitale, picaresco e intimo, che ha dentro il sole di un’estate in cammino lungo l’Italia, l’energia impaziente dell’adolescenza e la lingua calibratissima e potente di uno scrittore al massimo della sua forma.

Dialogo con Mireille YOGA e Victorien NKAMGNIA in occasione della Campagna Tende AVSI

In Italia per una serie di incontri, a sostegno della Campagna Tende AVSI 2021, una cara amica ci dona un po’ del suo tempo per raccontarci come sta crescendo il Centro Edimar e l’esperienza di questi ultimi due anni.

Lunedì 13 Dicembre 2021 alle 18:30 presso il Centro Parrocchiale Cerro Maggiore (Via S. Carlo, 18) e in diretta streaming sui canali Facebook e YouTube dell’Associazione De Gasperi Legnano.

Per la partecipazione in presenza è necessario registrarsi preventivamente al seguente link in modo da rispettare le attuali normative. Green Pass e mascherina obbligatori.

Presentazione della Campagna Tende AVSI per Legnano e Zona – DIALOGO CON ANTONINO MASURI

Lo sviluppo sei tu.
Il tempo del coraggio.

Presentazione della Campagna Tende AVSI 2021/2022 per Legnano e Zona.

DIALOGO CON ANTONINO MASURI (AVSI Kenya).

Mercoledì 1 Dicembre 2021 – ore 21:00
Auditorium Istituto Tirinnanzi
Via Abruzzi, 21 20025 Legnano (MI)


In ottemperanza alle attuali normative, per partecipare all’evento sarà necessario essere muniti di Green Pass e mascherina e registrarsi preventivamente al link: https://forms.office.com/r/47NKZ6ctuZ

Le iscrizioni sono aperte fino ad esaurimento posti

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