Ricordo di Achille Fumagalli

Con questo scritto vogliamo ricordare il nostro caro Achille, marito e padre sempre premuroso, sia con i familiari sia con tutti quelli che gli hanno chiesto negli anni disponibilità e aiuto.

C’è una frase pronunciata da Don Giussani davanti al Papa Giovanni Paolo II, citando Dionigi l’Areopagita, che sintetizza in poche parole com’era Achille: “Nella semplicità del mio cuore lietamente ti ho dato tutto”.

Achille ha sempre cercato, nella semplicità di cuore e senza troppo rumore, di essere disponibile con tutti, mettendo le sue capacità intellettive e fisiche a servizio di chi lo chiamava, anche dopo che un Ictus nel 2017 aveva ridotto la sua manualità fine. La frase ricorrente che diceva era “Io devo andare!”. Anche la mattina in cui è mancato aveva detto lo stesso, prima di uscire di casa per delle commissioni familiari.

Nella sua vita terrena le esperienze di volontariato – o meglio “le sue passioni”, perché erano risposte accorate ai bisogni del prossimo – sono state molte numerose. Qui citiamo quelle più significative.

In gioventù aveva collaborato con il settimanale cattolico “Luce” scrivendo sulla pagina di Legnano. Questa sua attitudine l’ha sempre portato a essere molto preciso nelle comunicazioni scritte, anche nella vita familiare, e a pretendere che dovessero essere scritte con un ottimo italiano.

Nel 1984, trasferito da Legnano a Castellanza con la famiglia, si era pian piano inserito nelle attività parrocchiali della comunità di San Giulio. La sua partecipazione è diventata molto intensa dopo la pensione arrivata presto, a 58 anni. Più del 50% del suo tempo giornaliero era dedicato al volontariato. 

Quando il comune di Castellanza anni fa aveva richiesto dei volontari per portare una bambina tetraplegica di famiglia non italiana all’AIAS di Busto Arsizio, Achille aveva risposto subito “sì”. Nessun altro si era dato disponibile e quella bambina non avrebbe potuto contare sui piccoli miglioramenti fisico-motori che ne sono poi conseguiti. Achille, due volte la settimana, con un autista incaricato dal Comune, andava a prenderla a casa, portandola in braccio su e giù per le scale, nonostante dicesse che fosse molto pesante, per poi raggiungere il centro riabilitativo e riportarla indietro.

Altre esperienze significative a Legnano sono state l’attività svolta presso la Casa di Accoglienza, che dava ospitalità ai parenti di coloro che erano ospedalizzati nel Legnanese, quella de “Il Cantiere” per aiutare nello studio i ragazzi delle scuole superiori e l’adesione, fin dalla sua fondazione, all’ Associazione De Gasperi, tutt’ora in piena attività.

Non era mai mancato alle iniziative annuali della Colletta Alimentare e del Banco Farmaceutico.

Da diversi anni a Castellanza faceva parte del gruppo Caritas, attivo in particolare nel “Centro di Ascolto”. 

Era anche socio fondatore e segretario dell’Associazione “La Mensa del Padre Nostro Onlus”, gestiva i bandi per i finanziamenti e le comunicazioni con tutti i volontari, stendeva e presentava agli incontri relazioni e grafici sull’andamento delle attività. Inizialmente, oltre ad essere segretario, si era impegnato anche come volontario per ritirare il pane dai negozi una volta alla settimana. 

Inoltre faceva parte del gruppo “Amici del Teatro” di via Dante. Era coinvolto durante tutto l’anno nei diversi turni, apriva la cassa e registrava la segreteria telefonica che ancora adesso risponde con la sua voce con un messaggio registrato qualche giorno prima di morire. Recentemente, con gli altri volontari aveva dovuto seguire il corso Antincendio con anche simulazioni pratiche ed esame finale. 

Nell’ambito parrocchiale da diversi anni faceva parte del Gruppo Battesimi: uno dei gruppi che aveva ritrovato piacevolmente nell’ultimo periodo, grazie alla possibilità di incontrarsi “a distanza”.

Recentemente la situazione sanitaria aveva provocato in lui molta preoccupazione, soprattutto pensando alle persone bisognose che prima poteva incontrare settimanalmente e che per la chiusura aveva dovuto rinunciare “ad ascoltare”.

E’ in forza della fede in Gesù Cristo che risposto positivamente a tutte le occasioni che gli si sono presentate portando sempre avanti  fino in fondo gli impegni presi.

Possiamo essere certe che il giorno in cui è mancato, il 26 ottobre 2020, è avvenuta proprio la chiamata del Padre. 

Nel novembre 2017, quando era stato colpito dall’Ictus, doveva uscire in bicicletta, ma l’arrivo a sorpresa dell’elettricista aveva ritardato i tempi. Il fatto che al momento del malore si trovasse ancora in casa ci aveva infatti dato il tempo di chiamare subito i soccorsi. La tempestività di entrambi aveva portato ad un miracoloso epilogo altrimenti, come ci avrebbero detto poi i medici, sarebbe potuto rimanere paraplegico. Dopo pochi mesi aveva ripreso a guidare l’auto e a fare tutto quello che faceva prima, senza risparmiarsi.

Stavolta nessun evento imprevisto l’aveva fermato dall’uscire di casa. Per questo, abbiamo pensato che “doveva andare proprio così” e che comunque, anche se fosse successo a casa, da come l’evento è stato fulminante, non avremmo potuto fare niente. Tutto “calcolato” a due minuti di macchina da casa, quindi fuori casa ma non distante, si è fermato ed è tornato alla casa del Padre.  Aveva lasciato a casa il cellulare, ma non sarebbe servito. 

Il giorno dopo la sua morte, raggiungendo con il carro attrezzi l’auto sull’aiuola dove si era fermato, siamo state avvicinate dai suoi primi soccorritori: erano i titolari di un distributore per le auto poco distante, che ci hanno raccontato come sono andate le cose perché di fatto non sapevamo nulla se non che fosse stato ritrovato in auto. Anche qui c’è stato del miracoloso: la corsa dell’auto è stata fermata, una volta salita sull’aiuola, da un palo della segnaletica, che ha bloccato la corsa con le ruote che ancora giravano. Queste due persone erano in lacrime per averlo trovato subito praticamente senza vita; due persone a noi sconosciute, ma che erano entrate inconsapevolmente a far parte della sua storia: Achille era senza di noi, ma non da solo.

Sembra davvero che tutto faccia parte di un progetto.

Di fronte a tutto questo, l’unica risposta che ci siamo date è che il Signore aveva bisogno di lui.

Con questa certezza confidiamo di trovare sostegno e serenità per affrontare la vita che ci aspetta.

Grazie

Pinuccia e Anna

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